RICERCA
il limite nel confine
L'identità non è una forma definitiva. È un processo in continuo divenire.
Ricerca pittorica in evoluzione - 2026

Il nucleo della ricerca
Per molto tempo ho pensato che la pittura avesse il compito di restituire un'immagine riconoscibile del mondo. Con il tempo ho compreso che ciò che mi interessava davvero non era la forma conclusa, ma il momento in cui una forma cambia.
Da questa consapevolezza nasce Il limite nel confine.
La mia ricerca parte da una domanda: esiste davvero una versione definitiva di noi stessi?
Gli incontri, le relazioni, il tempo e le esperienze ci trasformano continuamente. Nulla scompare completamente: ogni passaggio lascia una traccia e continua a vivere in ciò che diventiamo.
Per questo le figure che dipingo non possiedono contorni definitivi. I profili si sovrappongono, si dissolvono e riaffiorano. Le trasparenze non rappresentano persone differenti, ma possibilità diverse che convivono nella stessa identità.
Non cerco di rappresentare un'identità stabile. Cerco di rendere visibile il movimento.

Il confine come soglia
Il confine non rappresenta una separazione.
È una soglia.
È il luogo in cui ciò che conosciamo incontra ciò che ancora non sappiamo nominare. Non divide: mette in relazione.
Anche il limite assume così un significato diverso. Non è necessariamente un ostacolo, ma il momento in cui siamo chiamati a scegliere se rimanere immobili o accogliere il cambiamento.
La materia conserva la memoria
Ogni tela prende forma lentamente.
Aggiungo materia, poi la sottraggo. Copro, cancello, ricomincio. Lascio riaffiorare segni che sembravano scomparsi.
Nessun gesto viene completamente eliminato.
Ogni velatura conserva il tempo della ricerca, ogni abrasione racconta un ripensamento, ogni trasparenza lascia intuire ciò che non è più visibile ma continua a esistere.
Anche noi siamo fatti di stratificazioni.

La figura come presenza
Le figure femminili sono diventate il linguaggio attraverso cui questa ricerca prende forma.
Non desidero rappresentare il femminile come tema. Mi interessa la figura umana come luogo nel quale il cambiamento diventa visibile.
Il volto, il corpo e la trasparenza diventano strumenti per raccontare una condizione che appartiene a tutti.
Per questo non considero queste opere come ritratti.
Sono presenze.
"Ogni opera nasce da una domanda.
Preferisco che continui a rimanere aperta."
